Il Tribunale di Roma con la sentenza n. 5560/2026 affronta il tema dei limiti del diritto di critica del lavoratore nei confronti del datore di lavoro.
Nel caso affrontato, una dipendente aveva accusato pubblicamente l'azienda di "rubare i soldi dei dipendenti", invitando i colleghi a controllare le proprie buste paga. Secondo il giudice, però, non si trattava di una semplice contestazione di un errore retributivo.
La decisione ricorda che il diritto di critica è tutelato solo quando rispetta tre requisiti fondamentali:
- continenza formale;
- continenza sostanziale (verità o verità putativa dei fatti);
- pertinenza rispetto agli interessi coinvolti.
Nel caso concreto, le verifiche hanno escluso qualsiasi trattenuta indebita. L'accusa di "furto" è stata quindi considerata lesiva dell'onore e della reputazione aziendale, perché attribuiva al datore di lavoro una condotta intenzionalmente illecita e penalmente rilevante.
Per il Tribunale, la diffusione di accuse infondate davanti ai colleghi ha determinato una grave compromissione del vincolo fiduciario, tale da giustificare il licenziamento per giusta causa.