La libertà del datore di lavoro nella scelta del contratto collettivo applicabile incontra limiti di ordine legale, costituzionale e giurisprudenziale che la prassi tende a sottovalutare. Due recenti pronunce — Cass. n. 3583/2025 e Trib. Trani n. 7798/2025 — offrono l'occasione per una ricognizione sistematica di tali limiti, declinati sul piano del rapporto individuale di lavoro e su quello delle relazioni sindacali collettive.
Il webinar esamina, in primo luogo, i vincoli derivanti dall'associazionismo datoriale e dal criterio dell'attività concretamente esercitata dall'impresa, con specifico riguardo alle ipotesi di impresa multi-settoriale cui accedono una pluralità di contratti collettivi applicabili. Procede quindi all'analisi dei limiti esterni all'autonomia negoziale del datore: il principio di proporzionalità e sufficienza della retribuzione sancito dall'art. 36 Cost. quale norma immediatamente precettiva e parametro di intervento officioso del giudice; il minimale contributivo quale soglia inderogabile di tutela previdenziale; la riserva di competenza normativa attribuita alla contrattazione comparativamente più rappresentativa in materia di flessibilità del mercato del lavoro ai sensi dell'art. 51 D.Lgs. n. 81/2015; la clausola di salvaguardia del trattamento economico e normativo nei contratti di appalto di cui all'art. 29 D.Lgs. n. 276/2003. Il percorso si conclude con l'esame delle tutele esperibili — individuale e collettiva — con particolare attenzione alla configurabilità della condotta antisindacale nel caso di migrazione unilaterale verso un contratto collettivo diverso da quello storicamente applicato.
Il webinar è strutturato con riferimento diretto alle massime giurisprudenziali e agli strumenti processuali di immediata applicazione nella pratica professionale.
Per il convegno è stato richiesto l'accreditamento di n. 2 crediti formativi.