domenica, 17 dicembre 2017
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Il 25 novembre è la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita dall’Assemblea Nazionale dell’ONU nel 1999.

Il Consiglio d’Europa ha rilevato che sono proprio le violenze fisiche sessuali e psicologiche che subiscono le donne una delle cause principali della mortalità femminile negli Stati Membri.

Anche l’Italia non sfugge a questa triste rilevazione: nel nostro Paese una donna su tre, un numero davvero impressionante, è stata vittima di violenza da parte di un uomo almeno una volta nella propria vita. E moltissimi casi di violenza non vengono denunciati.

Molti Stati, compreso il nostro, hanno aderito alla Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne, firmata ad Istambul, che prevede efficaci strumenti anche giudiziari per combattere la violenza e sostenere le vittime.

Oggi anche la nostra associazione sente l’esigenza di dare il proprio contributo alle azioni di sensibilizzazione, al fine di creare le condizioni per eradicare questo orribile fenomeno, indegno di un paese civile.

Vogliamo ricordare che anche i luoghi di lavoro, che ben conosciamo per la nostra professione, sono frequentemente contesti a rischio di violenze per le donne, fisiche ma anche psicologiche, nelle deprecabili forme delle molestie, delle discriminazioni e del mobbing.

E’ nostra convinzione che accanto alle pur necessarie azioni repressive e di tutela delle vittime, sia fondamentale lavorare sul terreno della prevenzione, facendo crescere la cultura del rispetto dei diritti, dell’intangibilità dell’integrità fisica e morale delle persone, donne ed uomini, e contribuendo ad individuare e rimuovere le cause culturali ed economico-sociali che sono alla base di queste inaccettabili pratiche.

Anche le nuove norme contenute nel Jobs Act ( art. 24 del D.Lgs. 15.6.2015 n. 80) tengono conto di questa realtà, prevedendo per le donne vittime di violenza di genere ed inserite in percorsi di protezione certificati dai Comuni o dai Centri antiviolenza, il diritto a chiedere un congedo dal lavoro della durata massima di tre mesi, con diritto all’intera retribuzione, fruibile anche su base giornaliera od oraria, nell’arco temporale di tre anni.

Così la tutela delle vittime si è estesa anche alla sfera del rapporto di lavoro, perché è l’intera vita personale, familiare e sociale delle donne ad essere compromessa dalla violenza di genere.

E’ infatti necessario garantire non solo la sicurezza della donna, ma altresì il suo posto di lavoro e pertanto la sua indipendenza economica.

Solo facendo emergere dal silenzio questa drammatica realtà, mettendo in campo gli strumenti più efficaci a nostra disposizione, dando ciascuno il proprio contributo, senza “voltarci dall’altra parte”, possiamo sconfiggerla.

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